Un convegno per celebrare il
centenario della fine della Prima Guerra mondiale. Si è tenuto a Bernalda, nell’aula
magna dell’istituto di istruzione superiore. E sulle conseguenze che la Grande
Guerra ha prodotto nel ventennio successivo, fino al 1938. Promotore dell’iniziativa
culturale, affollata di studenti del quinto anno di corso, è stato il professor
Raffaele Pinto, responsabile del Dipartimento di Storia e Filosofia del Liceo
Scientifico “Matteo Parisi” di Bernalda. Al tavolo altri relatori d’eccezione,
come Antonio Pinto, ex ispettore scolastico e il professor Angelo Tataranno.
Sotto i riflettori la lettura che, dopo il 1918 e fino al 1938, l’Italia ha
fatto del primo conflitto mondiale, tra comprensibili momenti di legittimo
patriottismo e discutibili usi retorico-strumentali. Che, dai libri di testo ai
giornali, dalle scuole alla piccola e grande politica, in quegli anni sono
stati messi in campo per giustificare l’avvento del fascismo e la conseguente
tirannide.
“Fino al 1922 – ha riferito
Raffaele Pinto – la celebrazione della fine della guerra costituì prevalentemente
un modo per ricordare, nella comprensibile gioia per la vittoria, la memoria
dei tanti, troppi caduti, che furono circa 650 mila. Con l’avvento del regime
mussoliniano, invece, il momento pubblico del ricordo del conflitto, dei morti
e della vittoria, divenne pretesto per creare una sorta di legame, neanche
troppo sottile ed evanescente, tra il lontano Risorgimento, con l’epopea
garibaldina, e la guerra mondiale. Letta come quarta guerra d’indipendenza e
nascita di una nuova Italia, pronta a legittimare il fascismo, per la
realizzazione di un Paese più grande e forte”.
Antonio Pinto si è poi soffermato
sulle letture scolastiche date alla guerra, attraverso i libri di testo. Mentre
Angelo Tataranno si è intrattenuto sull’esito sociale, locale e nazionale della
Prima guerra mondiale, col biennio rosso e le lotte operaie. Raffaele Pinto,
quindi, ha evidenziato il modo in cui, retoricamente, la fine della guerra, il
tema della bella morte e del sacrificio per la Patria sia stato reso visibile.
Attraverso i numerosi monumenti, gli archi di trionfo, i viali e i parchi della
Rimembranza, di cui il nostro Paese è pieno.
Saluti e riflessioni sono stati
affidati, quindi, al padrone di casa, il dirigente scolastico Giosuè Ferruzzi,
che si è detto “compiaciuto per la partecipazione, attenta e sempre viva, dei
tanti maturandi presenti in aula magna”. Per un appuntamento culturale che ha
indotto a riflettere sul male della guerra e sull’inutile pericolosità,
costituita da ogni forma di retorica. La quale finisce, spesso, per offuscare
quello che è stato il reale sacrificio di tante persone innocenti.
Angelo Morizzi

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