Un viaggio nel cuore di un uomo che si scopre sempre più figlio della sua terra. Tutto questo è Iaràmmë, il libro dell’artista Giuseppe D’Avenia D’Andrea che sarà presentato a Pisticci domenica 10 febbraio.

L’opera ci porta nel cuore della terra che ha ispirato le poesie contenute nell’opera, dove ancora vibrano i suoni del dialetto pisticcese, l’antica lingua madre, sebbene con un canto che modula in maniera differente rispetto a un passato anche recente.

Le poesie e le ballate del libro, infatti, sono scritte in vernacolo. Una scelta consapevole quella dell’autore, proprio in un periodo storico in cui la standardizzazione delle lingue locali (italianizzazione) e l’anglicizzazione delle culture mondiali – linguaggi nazionali compresi – rischiano di obliterare i reperti archeologici linguisticiche, oggi più di ieri, necessitano di una attenzione maggiore per conservarli, tramandarli ed evitare la loro estinzione.

Sebbene siano scritte nel dialetto di uno dei paesi della Basilicata che ancora custodisce antiche tradizioni, le poesie di Iaràmmë spiccano il volo dal microcosmo locale per proiettarsi verso l’infinito.

Pensieri ed emozioni  di un uomo locale alla ricerca della creatura universale che si nasconde nelle “forre” del proprio essere. Un uomo che pensa in un linguaggio locale alla ricerca di un sentire universale e delle propria voce interiore.

L’appartenenza, l’innamoramento, il canto appassionato, il disagio, la delusione, l’allontanamento ed infine il ritorno, lucido ma indulgente, a quella vita a tratti piena, a volte indolente del “mondo incantato” del nostro Sud.

La poesia di una storia fatta di suoni e colori, di argilla e sangue; un impasto denso, ora dolce e sognante, ora aspro ed impietoso, a volte abulico e rassegnato, ma in ogni caso pregno di un’insita delicatezza, mai sprezzante o volgare neanche nell’impeto di rabbia e denuncia sociale.

La meraviglia di una raccolta fotografica cinematografica che si muove con inconsapevole maestria tra luci ed inquadrature tanto naïf quanto sapienti ed evocative, raccontata in un dialetto che sa di pane e fichi.

Il raffinato musicista Giuseppe posa per un attimo la chitarra e suona la sua lingua come una novità. Ogni lirica canta una melodia ricca di allitterazioni, onomatopee, metafore in cui i fonemi, le sillabe e le parole si rincorrono in un ritmo incessante che si dispiega in un ventaglio di variazioni: nenie, preghiere, lamenti e malinconie, moti di rabbia, paure, danze e canti. Ed incanta la superba capacità descrittiva di un paesaggio intrecciato di fruscii di canne al vento, di strie iridescenti su terre rugose baciate dal sole, di notti che brillano di lucciole e stelle, come paillettes tra le pieghe ondeggianti di lunghe gonne di velluto… un luogo ancestrale in cui l’Uomo è ancora parte della Natura e sa addormentarsi inerme tra l’erba, a sentire il cuore del Mondo che batte.

L’evento ospiterà l’esperta di dialettologia prof.ssa Patrizia Del Puente che, per la seconda volta nell’arco di pochi mesi, onorerà la comunità di Pisticci della sua presenza. Direttrice del centro interuniversitario di ricerca in Dialettologia, ha collaborato con l’autore alla realizzazione di Iaràmmë, Del Puente è già intervenuta al primo evento di presentazione del libro. Ttenutosi nella delegazione comunale di Marconia il 19 dicembre 2018, alla presenza di un pubblico che è rimasto incollato alle sedie per tutta la durata della presentazione. Lasciandosi coinvolgere sia dagli interessanti spunti offerti dall’esperta in materia – affiancata dal prof. Berardino D’Angella, autore dei due vocabolari di dialetto pisticcese – che dalle poesie dell’autore il quale, attraverso le sue opere di Poesia e Musica, cerca di offrire il suo “sentire  e  cantare” i Padri Antenati e la terra Madre natìa.

Un modo per sedersi e raccontarsi attorno a un fuoco comune.

Un evento da non perdere.

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