“Sono iscritto al centro per l’impiego dai primi anni novanta ma non ho mai lavorato grazie ad una chiamata di questa struttura”. La testimonianza di Marcello Quinto, pisticcese di 45 anni, ragioniere, è emblematica. E conferma, qualora ve ne fosse ancora bisogno, la scarsa concretezza del sistema italiano in questo settore.

“Mi sono iscritto per la prima volta al Centro per l’Impiego di Pisticci se non ricordo male nel lontano 1992 – ha precisato Quinto – ma ho trovato lavoro in altro modo, non certo per una chiamata di questo ufficio. Da circa tre anni sono tornato ad essere disoccupato e, dunque, nuovamente iscritto al centro per l’impiego. Ad oggi, però, non è mi arrivata alcuna chiamata”. Così, l’endemico problema della scarsità delle offerte di lavoro fa il paio con un sistema che è praticamente all’impasse. Fermo. Non solo in provincia di Matera. Non solo in Basilicata.

Proprio per questo, dunque, l’annunciata riforma dei centri per l’impiego, ritenuta necessaria anche per l’implementazione del reddito di cittadinanza, potrà, forse, risolvere numerosi problemi. Almeno, questo è l’augurio e sempre a patto che si cambi in meglio. Quinto, in merito, alla misura di sostengo alla povertà voluta dal Movimento 5 Stelle ha una visione ben precisa.

“Il reddito di cittadinanza? Può essere una misura utile, ma mi chiedo perché un disoccupato come il sottoscritto non ne ha diritto solo perché il reddito familiare supera il limite massimo di Isee consentito. E’ vero, fortunatamente mia moglie lavora, ma io ero e rimango pur sempre un disoccupato: perché, dunque, quella misura non deve spettarmi?” Una domanda legittima, quella di Quinto. Che, ne siamo sicuri, viene posta da tantissimi disoccupati lucani che si trovano nella sua stessa situazione. Peraltro, Quinto ha anche aggiunto: “Per me che ho 45 anni trovare lavoro è sempre più complicato, proprio a causa dell’età. Se poi ci aggiungiamo che il centro per l’impiego non produce, almeno nel mio caso, alcuna offerta di lavoro e si prevede una misura come il reddito di cittadinanza solo a determinate condizioni, il quadro è completo”.

La storia di Quinto è un’istantanea delle problematiche, corpose e serie, che attanagliano tanti cittadini lucani. I quali, come Quinto, si ritrovano ad un’età non più giovanissima e senza un lavoro. Iscritti ai centri per l’impiego senza riuscire, però, ad ottenerne benefici. Almeno fino ad ora. Con l’annunciata riforma la tendenza verrà invertita? L’augurio è che per davvero il mondo del lavoro possa tornare a respirare e i tanti disoccupati, anche di media età, possano finalmente veder esaudito il proprio desiderio di tornare a lavorare e a percepire uno stipendio.

Più che un sussidio, dunque, l’attesa è per una reale e rinnovata possibilità di tornare a poter vagliare offerte di lavoro, sì da conferire anche al sistema imperniato sui centri per l’impiego quella concretezza che sembra smarrita. O che, più verosimilmente, i centri per l’impiego non hanno mai avuto.

Piero Miolla

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