Doveva essere un esempio di rilancio economico e sviluppo territoriale. La nuova scommessa per promuovere la crescita produttiva e occupazionale del Metapontino. E’ diventato, invece, un contenitore di abusivismo. Dove illegalità ed emergenza umanitaria tornano a far sentire alta la voce.

I capannoni fantasma dell’ex Consorzio industriale “La Felandina”, all’imbocco tra ss 407 Basentana ed ss 106 Jonica, brulicano di lavoratori della terra, che ogni mattina, ormai da tanti mesi, hanno trovato alloggio stabile in un’area non infrastrutturata, priva di luce e di acqua. Più volte si è gridato all’allarme sanitario e alla garanzia dei più elementari diritti umani. Ma nulla è accaduto. Anzi, col passare del tempo, quell’insediamento della speranza si è trasformato in una residenza da incubo. Un inferno dei vivi, di cui tutti parlano, ma pochi si interessano. Recenetemente le associazioni sindacali hanno ipotizzato una soluzione abitativa diversa, col trasferimento dei lavoratori extracomunitari, dotati di regolare permesso di soggiorno, in qualche centro attrezzato che dovrebbe sorgere nella zona jonica.

A Bernalda, intanto, associazioni no profit, ambientaliste e umanitarie, hanno deciso di metterasi insieme, per affrontare nel merito la questione, e trovare, con le autorità competetenti, almeno il modo di accompagnare alla legalità la nuova “bidonville” del XXI secolo. Sotto il coordinamento dalla Caritas diocesana, stanno aderendo all’iniziativa il Cea (Centro di educazione ambientale), Medici senza frontiere, Emergency, Croce Rossa, Azione Cattolica, Gruppi interparrocchiali di Bernalda e Metaponto, Vigili Urbani. Invitato, naturalmente, anche il sindaco di Bernalda Domenico Tataranno, che ha illustrato, dal punto di vista amministrativo, la delicata situazione, ricordando come più volte abbia chiesto e ottenuto il parere sanitario dell’Asm per poter provvedere all’ennesima ordinanza di sgombero, dopo quella effettuata, in precedenza, allo scalo Ferroviario di Metaponto.

Ora, però, gli obiettivi sembrano diversi: avere contezza della situazione, monitorandola con maggiore attenzione e, soprattutto accompagnare verso situazioni più umane, le centinaia di presenze che, vivono, ormai stabilmente tra i capannoni dismessi.

Angelo Morizzi

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