Un maratoneta giramondo. Dopo New York, Londra, Berlino e Chicago, adesso il bernaldese Michele Di Leo ha tagliato il traguardo di Tokyo,  per la sua quinta gara internazionale. Ormai è a un solo passo dagli Abbott World Marathon Majors, il riconoscimento che attesta, con un certificato e una medaglia speciale, l’epico risultato di avere partecipato alle sei principali competizioni mondiali sulla distanza dei 42 chilometri.

“Non mi rimane che Boston per completare il cerchio – afferma, orgoglioso Di Leo, tesserato con il team Bernalda Runners –. Per diventare il primo atleta lucano ad aver raggiunto questo ambizioso ed eclatante obiettivo”. Una trasferta, quella in terra giapponese, che ha consentito a Di Leo di maturare l’ennesima esperienza agonistica. Non interessava il risultato, ma la partecipazione, che non era neppure facile da ottenere.

“Gareggiare a Tokyo – osserva il podista di Bernalda – è una sorta di lotteria. Visto che per poter essere iscritto occorre una buona dose di fortuna. All’Italia, infatti, sono riservati appena 150 pettorali complessivi. Per quanto mi riguarda non ho lasciato nulla al caso. Mi sono preparato alla Maratona asiatica con i soliti sacrifici del caso. Sia in termini economici, per affrontare una trasferta tanto lontana, che fisici, giacchè iniziavo ad allenarmi alle cinque di mattina, per poter essere pronto al mio lavoro d’ufficio appena tre ore dopo”.

Di fronte a un’innata passione, però, ogni tipo di sacrificio viene superato con il sorriso sulle labbra e tanta forza nelle gambe e nella testa. “La fatica – riprende Di Leo – viene ampiamente ripagata dalle emozioni che un traguardo di maratona ti concede. Lacrime, sofferenza e gioia rappresentano un mix ineguagliabile, che ti spingono a guardare avanti, al prossimo obiettivo. Sul piano umano, invece, ho scoperto una nazione straordinaria, fatta di persone umili, legate alle proprie tradizioni, ma proiettate al futuro. Che hanno un enorme rispetto del vivere sociale e del bene comune che, talora, per noi europei o italiani sembrano ancora irraggiungibili”.

Angelo Morizzi

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