Cinquantatré impianti conformi sui novantotto segnalati e inseriti nella procedura di infrazione comunitaria 2014/2059. Attraverso la quale l’Italia è stata sanzionata per i gravi ritardi nel rispetto della direttiva comunitaria che prevede, da oltre dieci anni, la messa a norma dei sistemi fognari e depurativi. Più del cinquanta per cento degli impianti lucani, dunque, è stato reso conforme a quanto richiesto dall’Europa, tenuto conto che la base di partenza era, per la Regione Basilicata, di quaranta agglomerati (per un totale, appunto, di novantotto impianti), non conformi ai requisiti di cui alla Direttiva 91/271/CE.

La notizia del raggiungimento dell’obiettivo conformità per poco più della metà degli impianti è stata ufficializzata proprio dalla Regione Basilicata, che, hanno reso noto da via Anzio, ha messo in campo un’attività programmatica per il periodo 2014-2020 su varie fonti di finanziamento, per la risoluzione dell’infrazione contestata. In particolare, negli ultimi due anni, per il riscontro al parere motivato complementare della Commissione Europea, l’Amministrazione regionale ha trasmesso alle autorità italiane, dapprima nel luglio del 2017 e poi ad agosto 2018, tutta la documentazione per dimostrare la raggiunta conformità di alcuni agglomerati. Per mettere a norma tutto il sistema e rendere conformi gli impianti, però, servivano oltre cento milioni di euro, gran parte dei quali sono contenuti nel “Patto per la Basilicata”, nel quale via Anzio candidò quaranta agglomerati per la depurazione, per un totale di centodiciotto milioni di euro. Va anche ricordato che, proprio in conseguenza dell’infrazione comunitaria, per la Regione Basilicata il settore fu commissariato con la nomina di Vito Marsico, dirigente generale di via Anzio, a commissario dal Governo con lo “Sblocca Italia”. Marsico si è occupato di progettazione, affidamento e realizzazione dei lavori relativi agli interventi su sei impianti finanziati dal Cipe nel 2012.

L’esecutivo allora guidato da Matteo Renzi fissò paletti precisi per la costituzione degli enti di governo degli ambiti e per affrontare la situazione emergenziale, prevedendo la possibilità di ricorrere all’azione dei commissari di Governo al fine di accelerare l’attuazione degli interventi, già completamente finanziati, necessari a superare le procedure di infrazione. Quello delle infrazioni, però, è un tema purtroppo ricorrente per l’Italia, come dimostra anche la questione delle discariche. Il nostro Paese (e quindi noi cittadini) paga salate sanzioni all’Europa, che ha ravvisato carenze relative alla gestione nel settore da parte di Acquedotto Lucano: sotto accusa, infatti, c’era la governance del settore idrico che, in quel momento, non aveva ancora portato a termine numerosi impianti, anche per la carenza di fondi. Oggi, stando a quanto reso noto dalla Regione, la situazione sarebbe parzialmente migliorata.

Piero Miolla

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