“L’autonomia differenziata non va considerata in astratto come il male assoluto, a patto che essa sia improntata ai principi di efficienza ed equilibrio, che non si traduca in nuove forme di centralismo e soprattutto che non sia ispirata da una logica contro il Sud.
Una equilibrata discussione su questo argomento a nostro avviso, quindi, più che alimentarsi di pregiudiziali posizioni di chiusura, dovrebbe prendere in esame le migliori condizioni di garanzia affinché essa avvenga senza effetti distorsivi nocivi per singoli territori e per gli interessi generali del Paese. All’interno della nostra Confindustria, a livello nazionale, lo abbiamo fatto, con un’ampia discussione che ci ha visto a confronto e che si è tradotta in un documento finale che esprime il punto di vista delle imprese. Suo pilastro fondante è: l’autonomia differenziata, se attribuita nel rispetto dei principi fondamentali della Costituzione, proteggendo l’unità nazionale, i livelli essenziali delle prestazioni sui diritti civile e sociali su tutto il territorio, può rappresentare un utile strumento per il rafforzamento della competitività dei territori, con conseguenti benefici per le imprese.
Affinché questo sia possibile, la maggiore autonomia andrebbe legata ad obiettivi ben identificati, come il miglioramento delle condizioni di contesto per l’attività d’impresa.
Le Regioni, a esempio, potrebbero agire per il rafforzamento di alcune politiche nazionali, come la formazione, la valorizzazione del capitale umano, la ricerca e l’innovazione. Potrebbero decidere interventi di promozione di investimenti coerenti con linee strategiche stabilite a livello nazionale. Inoltre, si potrebbe agire sulla semplificazione dell’organizzazione amministrativa ma anche sulla promozione delle attività produttive e sull’attrazione degli investimenti.
Affinché il processo riformatorio possa tradursi in un reale miglioramento, è altrettanto necessario tutelare le scelte strategiche per l’economia nazionale, come nel campo dell’energia e delle infrastrutture e garantendo la salvaguardia dei principi di omogeneità legislativa e amministrativa su temi nevralgici per chi fa impresa, come gli standard ambientali.
Altra precondizione indispensabile è rappresentata dall’attività di coordinamento da parte dello Stato e soprattutto di verifica che essa avvenga nel rispetto dei principi costituzionali e nel reale interesse di cittadini e imprese.
Per quanto riguarda il delicato tema della spesa e della finanza pubblica, l’attribuzione di nuove funzioni dovrebbe essere saldamente ancorata a parametri oggettivi sulla base dei quali riconoscere le risorse necessarie ad esercitarla, a tutela dei valori costituzionali di coesione e solidarietà. Ad ogni modo l’equilibrio economico finanziario dovrebbe rappresentare il presupposto per ottenere spazi di maggiore autonomia.
In generale, i capi saldi da garantire dovrebbero essere: evitare carichi aggiuntivi, assicurare il rispetto dei vincoli di solidarietà e perequazione tra territori, assicurando la copertura del fabbisogno necessario a ciascuna Regione.

Rispetto a una sfida tanto importante e al contempo complessa per il futuro del nostro Paese è fondamentale che ci sia un processo decisionale trasparente e allargato, con un ruolo attivo del Parlamento e un dibattito aperto alle rappresentanze degli interessi”.

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