Sgombero de La Felandina. Non tutto sembra essere scontato. Si registra infatti, un ricorso al Tar di Basilicata avverso l’ordinanza n. 21 del 21 maggio 2019, emessa dal Sindaco di Bernalda Domenico Tataranno. E’ stato notificato dall’avvocato Angela Maria Bitonti, con il supporto della “Campagna LasciateCIEntrare”. E si sta anche predisponendo un ricorso alla Cedu (Convenzione europea dei diritti dell’uomo). La legale, di concerto con alcuni attivisti della “Campagna”, si è recata, nei giorni scorsi, nell’area occupata dell’ex Felandina, per verificare le condizioni dei braccianti agricoli dopo lo scoppio dell’incendio del 7 agosto, nel quale ha perso la vita una giovane donna nigeriana.

“Le condizioni – sottolineano gli attivisti sul loro sito –  continuano ad essere pessime, tra cumuli di immondizia mai rimossi, un’autobotte che porta acqua in maniera appena sufficiente, mentre il cibo dispensato dalla Croce Rossa, consiste, prevalentemente, in panini e focacce. Inoltre tutti i braccianti hanno problematiche legate ai rinnovi dei permessi in scadenza e l’assenza di una residenza. Per non parlare dei tanti documenti persi e bruciati nel rogo. Lo sgombero, peraltro, non prevede soluzioni alternative di alloggio e di accoglienza per i braccianti, né rispetto per i diritti di queste persone”. L’ordinanza di Tataranno viene contestata come “generica e carente nelle motivazioni, non essendo specificato in cosa consista il pericolo e l’emergenza sanitaria insorgente, né di quale “epidemia” si stia parlando; per essere talmente grave da giustificare lo sgombero di oltre 500 persone”. Legale e attivisti chiedono, perciò, l’annullamento dell’ordinanza, che violerebbe l’articolo 11 della Convenzione Internazionale per i Diritti Economici, Sociali e Culturali. Così come lo sgombero forzato potrebbe violare l’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali. Si contesta anche la violazione dell’articolo 32 della Costituzione, chiamato in causa dalla stessa ordinanza, perché l’esecuzione dello sgombero porrebbe in serio pericolo gli occupanti dell’area dell’ex Felandina, portandoli, inevitabilmente, a vivere per strada in una situazione di totale abbandono, ledendo la loro dignità di uomini”.

L’ordinanza impugnata, poi, “non prevedendo nulla rispetto a un alloggio alternativo, renderebbe più difficile il collocamento dei braccianti stranieri, impedendone il naturale processo di inclusione socio-lavorativa a livello locale. Coi migranti, impossibilitati dal basso salario e l’indisponibilità di locazioni, a trovare alloggio. In tal modo sarebbero arbitrariamente discriminati nella  loro condizione di “cittadini stranieri”, con conseguente estrema difficoltà logistica”.

Angelo Morizzi

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