Assemblea infuocata, a Bernalda, mercoledì sera, a margine dello sgombero de La Felandina. Nel salone parrocchiale “Mater Ecclesiae” volano gli stracci tra il sindaco di Bernalda Domenico Tataranno e il referente di “Terre di dignità” Gianni Fabbris. Quest’ultimo attacca “lo sgombero indiscriminato”, ossia quello effettuato senza individuare soluzioni abitative alternative. “Dopo simili operazioni – afferma il portavoce del Forum – tutto torna come prima. Se non si cercheranno soluzioni, il ghetto si rifarà, anche altrove. Siamo di fronte a una metastasi che va rimossa. Piuttosto andrebbero immediatamente sbloccati gli oltre 700 mila euro di fondi europei mai utilizzati dalla Regione Basilicata”. Quindi la critica alle Istituzioni: “Qui c’è gente che lavora e che non può essere allontanata – dice Fabbris -. Volevamo concordare le modalità di intervento, ma il Prefetto ci ha detto che non poteva evitare lo sgombero per ottemperare all’ordinanza del sindaco Domenico Tataranno, a cui, però, come primo cittadino, non spetta la decisione di individuare il luogo dove indirizzare i migranti. Tuttavia non basta un’ordinanza per risolvere il problema. Il territorio è di tutti, non solo di un sindaco o di un’amministrazione”.

Durissima la risposta di Tataranno, che ha accusato Fabbris di volerlo “cacciare prima dell’incontro, perché persona non gradita”. Insomma Tataranno avrebbe evitato lo “sgombero” decretato, stavolta, dal responsabile di “Terre di dignità”. “Io rispetto le Istituzioni – ha dichiarato il sindaco -. Non posso tollerare di essere dileggiato, su facebook, attraverso dichiarazioni e dirette lesive della mia persona. Il Movimento “Terre di dignità” è nato tardivamente. Io mi confronto con questa spinosa situazione da un anno e mezzo. Fabbris solo dal 10 agosto scorso, quando ha creato il Forum. Insomma, c’è chi parla bene e razzola male. E chi offende, come fanno loro, non dialoga. Mi duole che i documenti programmatici di un movimento siano scritti da una sola persona. La  comunità di Bernalda e Metaponto non prende lezioni da nessuno – ha proseguito Tataranno -. E’ sempre stata un capolavoro di integrazione. Sarebbe giusto, caro Fabbris, cambiare retorica e atteggiamento, altrimenti si aizzano gli estremismi”. Quindi l’analisi del pregresso: “In situazioni di promiscuità, l’illegalità si diffonde. E il controllo sfugge di mano. Salvaguardando l’onestà della maggior parte dei lavoratori, non va dimenticato che in tutti questi mesi a “La Felandina” ci sono state retate antidroga e antiprostituzione, aggressioni e presenza di armi nel ghetto. L’associazione che ha fatto ricorso al Tar contro la mia ordinanza l’ha prodotta dopo tre mesi, come tentò di fare, senza presentarla, anche a ridosso del primo sgombero da Metaponto borgo. Sono vittima di strumentalizzazioni di parte. Il Comune di Bernalda, dopo il sequestro delle bombole di gas, con l’ausilio delle associazioni territoriali, ha provveduto a fornire ai migranti acqua quotidiana e due pasti al giorno, fino a ieri, anticipando, in qualche modo, lo sgombero, attraverso i preavvisi. Il numero degli sgomberati, infatti,  era già sceso di un terzo, da circa 600 a poco meno di 200.

Nessuno – aggiunge il sindaco di Bernalda – è stato portato via con la forza, né costretto a rimanere per strada. I migranti hanno potuto scegliere tra rimpatri assistiti, il rimborso dei biglietti di viaggio verso le rispettive residenze, oppure il trasferimento nei vari centri di accoglienza. Restiamo contrari a qualsiasi forma di ghetto, anche se legale, perché i ghetti creano nuova schiavitù. La vera integrazione si realizza solo quando viene digerita dalla maggioranza di una comunità. Ai braccianti va spiegato che in Italia non è possibile dormire per strada, perché è pericoloso”. Quindi la stoccata finale di Tataranno: “Il Forum è nato malissimo. Per quanto mi riguarda, se non avessi emanato l’ordinanza nel maggio scorso, alla luce del luttuoso evento successivo, a quest’ora sarei nelle patrie galere”.

Angelo Morizzi

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