Un anno o, verosimilmente, molto di più. Con inevitabile superamento del termine previsto per la conclusione del processo di liquidazione, fissato al 30 settembre di quest’anno. Ci vorrà ancora del tempo per sopprimere le Comunità Montane in Basilicata, veri e propri enti intermedi tra Comuni e Province che qualcuno ha ritenuto, semplicemente, enti scomodi e, dunque, da sopprimere. La Regione Basilicata, che ha scelto senza alcun dubbio la seconda strada, sin dal 2010 con la legge numero 33 ha deciso di eliminarle, senza, però, riuscire a portare a termine, almeno fino a questo momento, la sua mission. Tuttora, infatti, a parte quelle del Lagonegrese e del Bradano, le Comunità Montane sono ancora in piedi, sebbene in liquidazione. A Lagonegro e dintorni la Comunità Montana è stata, di fatto, sostituita dall’unione dei comuni dell’area, così come è avvenuto nel Bradano. Dove, del pari, è sorta un’unione tra Comuni che, tra le altre cose, da anni primeggia in fatto di raccolta differenziata.

Di recente, la Giunta regionale lucana guidata dal presidente Vito Bardi è intervenuta sulla materia con la delibera numero 498, approvata il 31 luglio scorso, ed ha nominato Stefano Bitetti quale commissario liquidatore delle Comunità Montane del Vulture, Camastra, Alto Sauro, Alto Sinni e Collina Materana, in sostituzione di Luigi Marotta, a sua volta nominato dalla precedente Giunta, con la delibera 249-19. Oltre a Bitetti, che dovrà occuparsi delle Comunità Montane citate, con la delibera 249-19 la Regione Basilicata aveva nominato Giuseppe Galante liquidatore delle Comunità Montane Alto Agri, Medio Agri, Vulture e Valsarmento, e Rocco Coronato per quelle Alto Basento, Marmo Platano, Melandro, Basso Sinni e Medio Basento. Tutti e tre, come detto, dovranno gestire la fase (si spera finale) della liquidazione delle Comunità Montane, che, come anticipato, si appalesa ancora piuttosto complessa e lunga, a cagione della presenza di alcuni contenziosi e di passività che, al momento, rendono più lungo l’iter.

Morale della favola? Al di là del dibattito sull’utilità o meno di siffatti enti, oggi come oggi la missione di sopprimerle può dirsi fallita o, comunque, rimandata. E non certo (o non solo) per responsabilità politiche e umane. Il vero nodo, infatti, è rappresentato proprio da quei contenziosi e dalle numerose proprietà che questi enti hanno, cui si faceva riferimento. Situazioni che, per poter portare velocemente alla soppressione, dovrebbero essere prese in consegna da altri enti. La Regione Basilicata, i Comuni o le Province. Che, naturalmente, versando in ristrettezze economiche, ben si guardano dall’accollarsi debiti o situazioni passive. Determinando, di fatto, un ampliamento notevole del lasso di tempo necessario per far del tutto scomparire le Comunità Montane, come ha invece previsto la legge regionale 33-10.

Né si può dire che le Aree Programma, in qualche modo nate per sostituirle o, comunque, acquisire parte delle funzioni e migliorarle, abbiano centrato la loro mission: sono state infatti anch’esse soppresse, a dimostrazione che, forse, il proliferare di enti non è mai troppo positivo. Tali enti, peraltro, oltre ad essere spesso veri e propri poltronifici (soprattutto in passato), rappresentano sovente dei veri e propri pesi (economici) per i cittadini. E anche se c’è chi, come Rocco Coronato, ha proposto in tempi non sospetti di dimezzare le Comunità Montane invece di sopprimerle, il quesito di fondo resta. Quanto tempo ancora ci vorrà per sopprimere quelle che, da più parti, vengono considerate come vere e proprie zavorre?

Piero Miolla

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