Non si arrestano le polemiche e le schermaglie politiche sul campo abusivo de La Felandina. Una vicenda che meriterebbe rispetto e riflessione, più che rimpalli di responsabilità o colorazioni di parte. In alcune interviste, il senatore della Lega, Pasquale Pepe, ha criticato l’operato del sindaco di Bernalda Domenico Tataranno. A Febbraio il primo cittadino aveva inviato  una lettera al Ministro Matteo Salvini,  in cui chiedeva il sostegno del Governo per dirimere l’occupazione abusiva dei suoli de La Felandina. Lamentando, però, di non avere ricevuto alcuna risposta. Pepe, dal canto suo, ha ribattuto “che una lettera  pec di risposta è stata invece spedìta dal Ministero in data 18 marzo. Ma è “stata inviata alla Prefettura di Matera, che è la naturale sede di interlocuzione con cui si interfaccia lo Stato”. Quanto all’ordinanza emanata dal sindaco Tataranno, nel mese di maggio 2019, è stata considerata dal senatore, sindaco di Tolve, “alquanto generica e non notificata ai residenti abusivi. Senza scadenze. Ordinanza formalizzata ufficialmente solo qualche settimana dopo, ma dalla Prefettura”. Pepe ha concluso affermando che, “vista la situazione del campo, l’ordinanza”, lui “l’avrebbe notificata molto prima di quanto fatto da Tataranno”.

Non ha tardato la reazione del sindaco di Bernalda-Metaponto, che ha replicato: “Mai vista risposta alla mia lettera da parte del Ministero degli Interni. Se c’è una missiva che ce la facciano leggere. Quanto alla mia ordinanza, richiamava con precisione l’articolo 50, ordinando lo sgombero immediato delle persone presenti, sulla base del rischio igienico sanitario. Pertanto, al di là del pensiero del senatore Pepe, mi sembra perciò valida e circostanziata. Visto che è stata inoltrata e notificata in tre lingue a tutti gli occupanti, nonché affissa sulle pareti degli stabili. Evidentemente il senatore non è molto informato. L’ordinanza, poi, attiene al sindaco, mentre il Prefetto ha il compito di coordinare le forze dell’ordine per farla eseguire”. Quindi una nuova stilettata a Pepe: “Il senatore leghista – rileva Tataranno – è venuto più volte in visita a La Felandina, facendosi scortare dalle forze dell’ordine e producendo tantissime dirette facebook, ma zero atti formali per risolvere la situazione. E poi, la mia lettera,  oltre a mandarla alla pec di Salvini, l’ho affidata personalmente nelle mani dello stesso Pepe. Senza ricevere nulla”. Tataranno conclude, perciò, con amarezza: “Quando muore una persona le Istituzioni dovrebbero come prima cosa mettersi una mano sulla coscienza, per capire se hanno fatto il loro dovere. Quindi unirsi per risolvere le questioni, seguendo le norme e la nostra Costituzione, che all’articolo 117, affida al Ministro dell’Interno la competenza esclusiva per legiferare sull’immigrazione. Anche con una legge ad hoc”. Dopo le parole, però, adesso è l’ora di passare ai fatti.

Angelo Morizzi

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