La città di Bernalda rende omaggio a uno dei suoi artisti viventi più noti, Antonio Zambrella, detto il “Lucanino”. E lo fa con una mostra speciale, intitolata “In domo sua”. Sarà presentata in serata, alle 19, 30, nella Sala Incontro di via Cairoli, alla presenza del sindaco di Bernalda Domenico Tataranno e dell’assessore alla Cultura Domenico Calabrese, con intervento del professore Angelo Tataranno. Impossibilitato a tornare nella sua terra d’origine, per questioni di salute, Lucanino vive da anni a Bologna. Alcuni suoi estimatori più cari, Emanuele Brescia, presidente delle Acli, Antonio Parente, amico d’infanzia e lo  storico Angelo Tataranno, di concerto con l’amministrazione Comunale, hanno organizzato, anche in assenza dell’artista, una singolare mostra di pittura, che raccoglie molte delle sue opere, presenti nelle case di Bernalda; e che rappresentano lo stretto suo legame con l’uomo e la terra.  Nasce così “In Domo sua”, che rimarrà aperta fino a sabato 24 agosto dalle 18 alle 22.
L’ex assessore alla Cultura, Anna Maria Scarnato, ricorda la sua idea, da amministratrice, “di intitolare al Lucanino una sala del Castello, che contenesse permanentemente le sue opere”. La mostra indicherà il percorso artistico di crescita di Antonio Zambrella, con tecniche varie. “Per continuare a tenere il filo che unisce la comunità e la lucanità, con l’identità di un uomo che mai ha dimenticato le origini – afferma Scarnato -. E che, nonostante  gli sia impedito, per motivi vari, di ritornare, tiene accesa la speranza di essere ricordato; In nome dell’amore che lo mantiene ancora in vita e che prevarica tempo e spazio. Componenti da cui Lucanino è partito, per disegnare la propria parabola artistica”. In tal modo sarà possibile stringergli virtualmente la mano, ammirando le sue descrizioni di luoghi senza tempo, contrassegnati da povertà e sacrifici, ma con valori profondi e tramandati. “Nella fiduciosa attesa – conclude l’ex amministratrice alla Cultura del Comune di Bernalda – di un riconoscimento della città al Lucanino ,attraverso l’intestazione di una location che porti il suo nome”.
Angelo Morizzi

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