Un fragoroso, quanto ironico, applauso ha accolto l’Intercity 702, Taranto-Roma, alla stazione ferroviaria di Ferrandina-Scalo Matera ieri pomeriggio. Il motivo di cotanta ironia risiede nel ritardo con il quale il treno è giunto nello scalo aragonese: un’ora e un minuto. Si dirà: nulla di eccezionale. Di ritardi ne abbiamo visti di peggiori. E’ vero. Va però ricordato che, dalla stazione di partenza (Taranto), a quella nella quale è andato in scena l’applauso di viaggiatori e relativi accompagnatori, il tragitto è di appena un’ora. In pratica, per 60 minuti di tragitto, il treno ha accumulato 61 minuti di ritardo. E’ sicuramente un bel colpo, niente da dire. Peraltro, in costanza di siffatto ritardo, lo speaker ha dapprima annunciato che il treno era in arrivo, per poi rettificare che, stava per giungere, ma in ritardo. A Metaponto, poi, pare che non sia mai stato neanche annunciato, ha riferito un passeggero.

Il ritardo è stato determinato da un guasto all’infrastruttura. E’ stato riferito a bordo treno che si sarebbe rotto un deviatoio per lo scambio e, per superare il problema, qualcuno ha dovuto spostare a mano la leva. Benissimo. Resta solo da sperare che (come già accaduto più volte in passato) il treno non si fermi nei tratti in leggera salita. Altrimenti, qualcuno dovrà provare a spingerlo. Scherzi a parte, nel 2019 siamo costretti ancora a raccontare simili disavventure. Nel 2019, turisti, pendolari e semplici cittadini sono costretti ancora a subire questi affronti, mentre in altre parti d’Italia e del Mondo si viaggia a 300 km all’ora. Basta. E’ ora di finirla con questa precarietà: pretendiamo che le infrastrutture siano moderne e funzionanti. In caso contrario, sempre per seguire la via dell’ironia, meglio spostarsi a piedi.

Piero Miolla

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