C’è materiale radioattivo nell’area della ex Liquichimica di Tito? Se lo è chiesto la Commissione europea, che, in risposta all’interrogazione presentata dall’eurodeputato del M5S, Piernicola Pedicini, ha reso noto che “contatterà le autorità italiane competenti per avere informazioni agirà di conseguenza. Fino ad ora – ha specificato la Commissione europea – non è stata comunicata nessuna informazione specifica riguardante gli elementi radioattivi presenti nell’area Sin di Tito. Tuttavia, nell’ambito di una serie di controlli dei sistemi di monitoraggio della radioattività ambientale nelle regioni del Sud Italia, la Commissione ha svolto controlli anche in Basilicata ed ha verificato che la situazione è soddisfacente. Le autorità italiane competenti hanno la responsabilità di garantire che vengano eseguite opere di bonifica e decontaminazione nel rispetto delle norme fondamentali di sicurezza dell’Unione europea previste dalla direttiva 96/29/Euratom. Conformemente agli articoli 35 e 36 del trattato Euratom, l’Italia deve anche provvedere al controllo generale del grado di radioattività dell’atmosfera, delle acque e del suolo e annualmente comunicare tali risultati alla Commissione. Questi dati generali forniscono alla Commissione un quadro complessivo del livello di radioattività al quale è esposta la popolazione. Nell’evenienza di una contaminazione accidentale, i dati devono essere comunicati celermente alla Commissione attraverso il sistema comunitario per uno scambio rapido di informazioni in caso di emergenza radiologica non appena sono adottate misure per la protezione della popolazione. La Commissione deve in seguito riferire tali informazioni a tutti gli Stati membri”.

Pedicini nella sua interrogazione aveva evidenziato che “l’area dov’era ubicata l’ex Liquichimica è diventata un’enorme discarica e deposito di radioattivi fosfogessi e di altre sostanze altamente nocive che, nel corso degli anni, stanno inquinando le falde acquifere della zona a causa della diffusione dei radionuclidi di polveri radioattive molto pericolose per la salute dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente. Ci auguriamo – ha concluso Pedicini – che ora, a seguito delle verifiche che effettuerà la Commissione europea, saranno realizzati rapidamente gli interventi necessari per bonificare l’area dell’ex Liquichimica di Tito rimuovendo i gravi ritardi delle autorità italiane locali e nazionali”.

Il tema dei rifiuti e dei siti a ciò destinati, però, in Basilicata è sempre attuale. In questi giorni tiene banco il caso Venosa, Arturo Raffaele Covella, esponente di “Venosa Pensa”, ha così commentato la notizia che nella città di Orazio sorgerà un centro di compostaggio. “Venosa, da città dell’accoglienza a città della monnezza. Da cittadino, prima ancora che da consigliere comunale, ho molte difficoltà a comprendere i toni trionfalistici utilizzati per annunciare che a Venosa sorgerà il primo impianto di compostaggio della Regione. Si tratta, infatti, di una decisione che ancora una volta mortifica la vocazione agricola e turistica del nostro territorio e che reputo fortemente contraddittoria con una politica di sviluppo serio del nostro Comune”.

Va però ricordato che, in tema di rifiuti e discariche, proprio di recente la Giunta regionale lucana ha stanziato 5 milioni di euro per interventi di chiusura o adeguamento finalizzati alla risoluzione delle procedure di infrazione comunitaria per quattro discariche: Salandra, (4 milioni di euro), Potenza (400mila), Latronico (80mila) e Senise (600mila).

Piero Miolla

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