Riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota a firma di Vincenzo Maida,del Centro Studi Jonico DRUS.

“Duemila studenti in meno nelle scuole della Basilicata, su di una popolazione  di 562.869, è una notizia drammatica, a questa cifra vanno sottratti i tanti lucani che sono domiciliati fuori regione e conservano per vari motivi la residenza nella loro terra d’origine.

Il presidente della Giunta regionale, Bardi, nell’augurare un buon inizio di anno scolastico ai ragazzi, li ha invitati a spendere in Basilicata i loro talenti al termine del corso degli studi, ricordando che compito della politica è quello di creare le condizioni perché essi restino qui. Buone intenzioni di circostanza che non trovano alcun riscontro nella realtà, né nell’esempio da lui stesso dato con l’infornata di professionisti provenienti da fuori regione. Non ci sono ad esempio giornalisti capaci in Basilicata, dove pur è presente una facoltà di scienze della comunicazione? Era proprio necessario prendere dalla Campania un capoufficiostampa e tentare di aumentargli la remunerazione di ben 45.000 euro, cioè quasi 120.000 euro annue, salvo poi far fare all’interessato una vorticosa retromarcia con la rinuncia all’aumento? Le passate amministrazioni regionali non è che abbiano fatto di meglio, penso alla Film Commission, a qualche assessorato, a Matera 2019,  ecc…ecc… E non mi si venga a dire che si tratta di eccellenze, perché tale affermazione è smentita dalle loro performance.

   L’emigrazione di questi ultimi anni, che continua senza soluzione, né uno straccio di progetto politico e di pianificazione per il futuro, è molto più grave di quella post-unitaria e degli anni anni ’60. Allora verso americhe prima e il polo industriale lombardo o la fiat di Torino, verso la Svizzera o la Germania dopo, riguardò principalmente le braccia. Migliaia di analfabeti o semianalfabeti andarono alla ricerca di un futuro migliore per loro e le loro famiglie ed in tantissimi lo trovarono e non tornarono più. Oggi emigrano essenzialmente i cervelli, i giovani laureati, i professionisti, e questo ci impoverisce ancora più, gli effetti si faranno sentire in modo pesante in un prossimo futuro.

La denalità e l’invecchiamento della popolazione sono un problema nazionale, ma da noi assumono aspetti catastrofici che potrebbero condurci verso l’estinzione. Un esempio per tutti i comuni lucani. Nel comune in cui vivo, Montalbano Jonico, nel 1980 eravamo poco meno di 10.000 abitanti nonostante che vi fosse stato lo sciagurato distacco di Policoro nel 1959-60 e di Scanzano nel 1975. Due provvedimenti che ebbero come regista Emilio Colombo e furono assunti in spregio a qualsiasi prospettiva di futuro che già allora suggeriva l’aggregazione delle aree territoriali e non il loro smembramento e nel caso di Scanzano anche in spregio della legge e della stessa Costituzione. Oggi siamo 7152 residenti, di cui quasi 500 stranieri e tantissimi domiciliati altrove. Siamo dunque ridotti a circa 6.000 persone effettivamente residenti. Perdiamo oltre mille abitanti ogni 10 anni, questo vuol dire che se non si arresta l’ emorragia tra 60 anni saremo a popolazione zero. Nascono circa 50 bambini all’anno, poco meno del 50% sono stranieri, mentre i morti sono poco più del doppio dei nati, il saldo immigrati ed emigrati è più o meno identico. Con la crisi del comparto agricolo, messo in ginocchio oltre che dalle non politiche di questi anni, anche dalle calamità atmosferiche, ornai emigrano anche gli immigrati.

Nel frattempo la demografia del continente africano ci fornisce cifre opposte. L’Africa è stato un continente sottopopolato, decimato dalle carestie e annientato della continue guerre tribali. 50 volte più vasto dell’Italia, contava solo 150 milioni di abitanti nel 1930. Da quegli anni in poi, però, grazie alla graduale adozione dei progressi della medicina, alla diffusione di uno stato di igiene sempre più moderno, al persistente non controllo della nascite e al modesto ma esistente sviluppo economico, in pochi anni, essa è passata da 150 milioni all’attuale popolazione di 1,3 miliardi di persone. Nel 2050 la popolazione africana si prevede che arriverà a 2 miliardi e mezzo di abitanti. Mentre la Basilicata è stato calcolato che scenderà a circa 400.000 abitanti.

Non si tratta di aride cifre senza conseguenze sul vissuto di ciascuno di noi. Il crollo demografico e l’invecchiamento della popolazione hanno invece conseguenze decisive sulla qualità della vita di tutti, sui servizi sociali, sull’economia, sulla sanità. Il decreto n. 70/2015 ad esempio, recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, vincola la sanità ai numeri ed i proclami dei nuovi responsabili del settore si scontano con tale inevitabile realtà.

Le attività commerciali, artigianali, imprenditoriali, i servizi sono tutti connessi ai dati demografici.

Servono politiche e progetti di lungo respiro, capaci prima di stabilizzare l’esistente e poi di invertire la rotta, ma il tema è fuori dal dibattito in corso, tutto proteso ad inseguire la cronaca politica e sociale corrente, a rimpallarsi le responsabilità. La vista della classe dirigente è corta e pur non volendo rispolverare il detto mussoliniano “il numero è potenza”, qualcosa di sostanzioso in questa direzione  andrebbe fatto”.

Commenta l'articolo