Costruire una nuova narrazione in grado di contrastare la visione dominante nei mass media della fabbrica come girone dantesco. Questo il messaggio lanciato questa mattina a Matera dal segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, e dal giornalista del Messaggero, Diodato Pirone, nel corso della presentazione del loro libro “Fabbrica futuro”, brillantemente moderati da Veronica Turiello. Il libro è il racconto di un viaggio etnografico dentro l’industria automobilistica italiana in una fase di profonde trasformazioni tecnologiche e dei modelli organizzativi. La vecchia fabbrica verticale e autoritaria sta lasciando il posto, pur tra tante difficoltà e contraddizioni, alla fabbrica orizzontale o a bassa gerarchia, dove il capitale umano torna ad essere persona. Una trasformazione, hanno evidenziato gli autori, che non poteva lasciare esente la più importante industria nazionale. Anche nelle fabbriche di Fca verticalismo e paternalismo sono oggi sostituiti da un’ampia responsabilità diffusa, non per generosità gratuita, ma per una nuova cultura industriale che deve saper cogliere la sfida reciproca tra le parti sociali sulla partecipazione dei lavoratori.
Eppure, il paese sconta pesanti ritardi dal punto di vista culturale. Così, mentre i mass media raccontano quotidianamente una fabbrica che non c’è più, la politica si divide tra chi è apertamente contro l’industria e chi non conosce l’industria. Allora la sfida, dentro questo bipolarismo fuori dalla realtà, è incastrare come i pezzi di un puzzle le tante esperienze positive che emergono dal paese reale e che fanno dell’Italia uno dei principali esportatori mondiali di meccanica di precisione e di macchinari. Il libro di Bentivogli e Pirone fa “contro cultura” e offre una sorta di manifesto dell’Italia del fare, del lavoro e della creatività contrapposta al paese immobile, ma è anche un’esplorazione laica del lavoro di fabbrica: di come si lavora in concreto lungo le linee di montaggio di un moderno impianto automobilistico, nei suoi aspetti positivi e nelle sue contraddizioni. La realtà che emerge dal racconto dei due autori riferisce di una drastica compressione della fatica che si sta traducendo anche in un incremento dello “stress” mentale degli operai 4.0, chiamati a una maggiore attenzione e a far funzionare la mente e non solo le mani. In queste fabbriche sta crollando il muro fra lavoro manuale e intellettuale e nuove competenze stanno ricomponendo le mansioni di lavoratori e “capi”.

“Fabbrica futuro” non vuole essere il punto di arrivo di una riflessione intellettuale sul lavoro e sulla fabbrica post moderna circoscritta ad un cenacolo di illuminati ma il punto di partenza di un percorso ambizioso da portare dentro le fabbriche e nella vita reale per cambiare in profodindità la realtà percepita di un paese che ha le energie per tornare ad essere grande nel mondo. In mattinata, sempre a Matera, si è tenuto il consiglio generale della Fim regionale. Il parlamentino della Fim ha espresso soddisfazione per la notizia del possibile anticipo a febbraio della messa in produzione della Jeep Compass nello stabilimento di Melfi ma ha anche evidenziato i tanti punti di criticità che interessano l’industria metalmeccanica lucana. Di qui l’urgenza di mettere in campo adeguate politiche industriali e investimenti infrastrutturali per fare della Basilicata un ecosistema in grado di attrarre nuovi investimenti e lavoro”.

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